La forza del sistema territoriale nell’affrontare l’emergenza

6 Aprile 2020 maria-tagliaferri

La forza del sistema territoriale nell’affrontare l’emergenza

Intervista a Filippo Di Gregorio - Direttore generale di Unindustria Reggio Emilia

L’iniziativa “Abituarsi all’incertezza”, ideata da Emmedelta e Performando, ha l’obiettivo di provare a focalizzarsi con consapevolezza sulla situazione odierna di emergenza, traendone spunti di riflessione su tematiche attuali, che possano aiutarci ad orientarci verso nuove prospettive.

Crediamo che in queste giornate sia necessario oltre a dare visioni e prospettive, portare esperienze concrete di come imprese e territori stanno reagendo per affrontare l’emergenza. Sarà con noi Filippo Di Gregorio, Direttore Generale di Unindustria Reggio Emilia, che parlerà di sistemi territoriali, reti di imprese e di competenze.

Filippo, intervistato da Andrea Di Lenna, ci racconterà di esperienze concrete che hanno avuto alcune caratteristiche di successo: la connessione di nuove filiere, la velocità di risposta, il supporto delle associazioni di categoria, la facilitazione dei processi da parte delle istituzioni, ovvero la creazione di un eco-sistema territoriale.

Filippo, su che cosa è incentrato oggi nel tuo ruolo di Direttore Generale di Unindustria Reggio Emilia?

Dal 2019 sono direttore generale di Unindustria Reggio Emilia ed amministratore delegato delle società di sistema che erogano servizi alle imprese del nostro territorio (Cis – Formazione; Assoservizi – payroll; Check-Up Service – medicina del lavoro). Vengo da un’esperienza come direttore del personale in Dallara, che per me è stata totalizzante, dove ho avuto modo di poter sviluppare insieme al CEO Andrea Pontremoli progetti ambiziosi ed innovativi sulla creazione di sistemi territoriali basati sulle reti di competenze e sulla collaborazione.

Ho accettato una nuova sfida con l’obiettivo di portare all’interno del sistema Confindustriale una visione sistemica, che consentisse di portare avanti le attività di rappresentanza, ma allo stesso tempo di essere più vicini alle aziende, un approccio inteso come capacità di fornire soluzioni concrete alle reali necessità, in un contesto sempre più complesso ed in rapida evoluzione, dove insieme si può fare la differenza.

Credo molto in questo progetto, e ritengo la situazione attuale, nella sua straordinaria drammaticità, come un’opportunità per unirci maggiormente, superando resistenze e contrapposizioni, per raggiungere risultati in cui il risultato di un’azione collettiva è superiore alla somma delle singole parti.

Come le aziende stanno affrontando questa situazione?

L’Italia è stato il primo paese del mondo occidentale che ha dovuto affrontare in tutta la sua portata l’emergenza Covid-19 e gli effetti sono stati impattanti sugli affetti e gli stili di vita delle persone e sull’economia del nostro Paese. Abbiamo avuto problemi con le infrastrutture, con la saturazione nelle strutture sanitarie e con la chiusura di gran parte delle attività. Eppure, credo che l’Italia sia dotata di un sistema che sta tenendo, seppur nelle difficoltà, ed è portatrice di un modello di welfare fondato su principi di solidarietà e universalità che ci differenzia sia dagli Usa, sia dalla Cina, ma anche da altri Paesi europei. Il nostro è un sistema incentrato sulle garanzie di cura per tutti i cittadini, anche per coloro che non possono permetterselo e di questo dovremmo esserne consapevoli.

Le imprese provano un grande senso di incertezza sul domani, oltre all’immediata preoccupazione per l’impatto sulla salute e la sicurezza delle persone, cresce il timore per la grave recessione economica che può derivare da una prolungata battaglia contro il Coronavirus. Gran parte delle attività è stata chiusa e non sono poche le persone che nei prossimi mesi rischiano di perdere il lavoro. La politica e l’opinione pubblica si sono trovate intrappolate in un drammatico dilemma: da una parte, il sacrificio della vita di migliaia di persone a un virus in rapida diffusione e, dall’altra, la scelta costituita dalla chiusura di gran parte delle industrie e delle altre attività, che mina l’esistenza e il futuro del sistema economico.

In queste settimane, come sistema confindustriale ci siamo impegnati per cercare di evitare che questa tragica polarizzazione tra le irrinunciabili ragioni della salute e le ragioni dell’economia diventi l’unico modo attraverso cui guardare a una questione che è allo stesso tempo drammatica e complessa.

Non è semplicisticamente una questione di Pil, ma riguarda le nostre vite e i mezzi che garantiscono la sussistenza della società, nonché la tenuta democratica del Paese.

Per evitare danni permanenti al sistema industriale e a quello delle imprese, dobbiamo trovare il modo per tentare di pianificare gli interventi indispensabili ad ostacolare la diffusione del virus ed allo stesso tempo per far sì che le persone possano tornare gradualmente ed in sicurezza al lavoro.

In senso più ampio, dovremmo provare tutti insieme a sfruttare questa crisi per imparare a guardare al domani con altri occhi e disegnare un paese migliore rispetto a quello attuale, con un senso di responsabilità capace di agire sul fronte strategico, quindi nel medio-lungo termine e non solo sul fronte emergenziale del brevissimo termine. Il nostro Paese non può essere sistematicamente in emergenza.

L’incertezza dell’oggi necessita di una leadership coraggiosa ed orientata alla strategia, che sia in grado di agire in un’ottica maggiormente collaborativa, capace di agire con flessibilità per gestire l’emergenza, ma soprattutto che sia capace di progettare un futuro in cui le persone vogliano e possano vivere, grazie alle soluzioni che sapremo immaginare insieme.

A chi si rivolge la riflessione che ci presenterai giovedì?

L’intervento è pensato per tutti coloro che fanno parte di un sistema territoriale, le cui strategie di leadership debbano essere incentrate su collaborazione e supporto reciproco: solo così possiamo provare a fare cose nuove. Fare sistema è fondamentale, perché se noi ci fossimo mossi da soli avremmo fatto ben poco. È necessario coinvolgere tutti imprese, associazioni di categoria, amministrazioni regionali e locali, centri di competenze… creando così un sistema efficace, con un forte orientamento ad ottenere risultati in tempi ristretti, limitando il più possibile le rivalità e i campanilismi.

Secondo te qual è la cosa più importante che possiamo imparare da questo momento?

In questo momento è importante agire con flessibilità e velocità, cercando di rendere il sistema più efficiente, eliminando le lunghe procedure burocratiche, i tempi di attesa, dobbiamo agire con coraggio prima che sia tardi ed i danni siano troppo ingenti.

Occorre unità d’intenti, creatività e flessibilità, disciplina e rigore sanitaria, pianificazione.

È importante usare la creatività per pensare a soluzioni nuove. Gestire l’emergenza è fondamentale, ma dobbiamo allo stesso tempo ragionare su come impostare il futuro. Bisogna ripensare al modo di lavorare: le aziende dovranno dare maggiori garanzie per la salute, mantenendo il distanziamento, la pulizia dei locali, i sistemi di protezione, il lavoro da remoto, ma non possiamo pensare di tenere tutto chiuso per settimane, o mesi.

Credo che sia importante avere senso di responsabilità sia a livello personale, sia a livello professionale e sociale. Bisogna rispettare i ruoli e le competenze; chi è leader deve prendere decisioni, basandosi sui dati che arrivano dagli esperti, ma non può abdicare totalmente ai tecnici: è l’onere e l’onore di chi ricopre dei ruoli di responsabilità.

Le istituzioni a livello nazionale hanno la responsabilità di assicurare le grandi reti di protezione e, a livello locale, dobbiamo promuovere la convergenza sulle specifiche priorità.

Dobbiamo imparare a fare sistema. Come aziende e come territori. Alzare lo sguardo oltre al nostro limitato orizzonte ed avere una visione strategica e globale, che è fatta sicuramente di responsabilità ed etica, oppure, per chi proprio non ci crede, di egoismo, ma di un “egoismo lungimirante”: non pensare solo all’oggi ma anche al domani, affinché ci sia ancora un domani, in cui conviene a tutti stare, insieme!

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