La questione delle macchine

Tom Standage (1969) è un giornalista e scrittore inglese laureato all’Università di Oxford, già autore di articoli di scienza e tecnologia per The Guardian, e vice direttore al The Economist.
In uno dei suoi ultimi articoli sull’Economist pone la questione delle macchine analogamente all’economista Ricardo del 1821.

L’articolo analizza le possibili conseguenze dell’intelligenza artificiale, una tecnologia in rapido sviluppo che potrebbe occuparsi di compiti fino ad oggi riservati agli essere umani. Alcune ricerche affermano infatti che presto negli stati uniti il 47% degli attuali posti di lavoro saranno occupati dalle macchine.
La rivoluzione che si sta operando grazie a questa tecnologia sta contribuendo ad una trasformazione della società “dieci volte più veloce e trecento volte più grande, e quindi con conseguenze tremila volte maggiori” delle precedenti.

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Ma cos’è l’intelligenza artificiale?

Si tratta della riproduzione artificiale di ciò che accade nel nostro cervello, dove ogni neurone può essere attivato e stimolato da altri neuroni e a sua volta stimolarne altri a seconda degli input che gli arrivano dal mondo fisico.
Allo stesso modo l’intelligenza artificiale è la costruzione di una rete neuronale artificiale a più strati che interagendo con un ecosistema esterno riesce ad essere “addestrata” per imparare a svolgere dei compiti in modo sempre più competente attraverso sistemi di autocorrezione e precisazione dei risultati e in modo più rapido e preciso degli esseri umani.

Ed è proprio sulla precisione che è avvenuta la svolta di questa tecnologia. Nel 2015 il concorso indetto annualmente dal database online ImageNetChallenge  - un sistema di taggatura di immagini - ha visto per la prima volta i sistemi di intelligenza artificiale superare gli esseri umani taggando correttamente il 96% delle immagini, contro il 95%.

Questa svolta ha accelerato la ricerca e gli investimenti sui sistemi di addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale che oggi si avvalgono di altre due componenti:  la disponibilità di miliardi di documenti contenuti su internet utili per l’addestramento e la velocità raggiunta dai microprocessori delle console di videogame per generare grafica i cui algoritmi possono essere utilizzati per il deep learning.

Le “tecniche di addestramento” che oggi si stanno sperimentando sono molteplici, dal supervised learning, addestramento con una serie di esempi o al contrario l’unsupervised learning dove la rete impara da sola a raggruppare i dati per tratti simili o schemi non visibili o il sistema misto di reinforcement learning dove la rete interagisce da sola con l’ambiente ma riceve feedback di rinforzo positivo al bisogno per la sua autocorrezione.
Alcuni ricercatori, inoltre, stanno già pensando al passo successivo attraverso il transfert learning, dove la rete è messa in grado di costruire e fissare quanto ha appreso senza dover essere addestrata da capo, come fanno gli essere umani senza alcuno sforzo.

Le ricadute

L’intelligenza artificiale potrebbe modificare radicalmente l’uso dei trasporti e la viabilità delle città a partire dalle automobili senza conducente: non sarebbe più necessario possedere un auto, le città rinascerebbero e gli spazi oggi dedicati alle auto, potrebbero essere adibiti ad altri usi.
Attraverso questa tecnologia le persone potranno dialogare con un ampia gamma di oggetti: con i loro elettrodomestici o l’automobile, ma anche con avatar di aziende, di consulenti e servizi di informazione, oltreché con persone che parlano lingue diverse.
L’intelligenza artificiale potrebbe essere una infaticabile assistente della ricerca medica e scientifica analizzando velocemente migliaia di dati, leggendo saggi scientifici, avanzando ipotesi e proponendo correzioni.

Oltre ai vantaggi di questa rivoluzione tecnologica si intravedono anche i rischi del suo utilizzo.
Innanzitutto vi è la questione della responsabilità che non può essere assunta da una macchina, sia nel caso di incidente stradale ed ancor più nell’applicazione bellica. Yosua Bengio dell’università di Montreal vorrebbe un “divieto assoluto” dell’uso militare di questa tecnologia e, insieme al ricercatore Demis Hassabis, ha firmato una lettera aperta per promuovere il divieto di costruire armi offensive autonome.

Un altro tema è il monopolio di questa tecnologia accentrato nelle mani di pochi grandi colossi mondiali. Elon Musk, fondatore di Tesla, sapendo che l’intelligenza artificiale avrà un enorme effetto sullo sviluppo delle civiltà auspica che “questa tecnologia sia il più possibile decentrata”, anche se altri scienziati ritengono che mettere a disposzione di tutti questa tecnologia non sia necessariamente una cosa positiva.

 

robot suona violino La questione del controllo della vita privata delle persone è un altro tema già attualissimo; già oggi alcuni stati autoritari utilizzano già tecnologia come FindFace che attraverso foto scattate su una folla riesce a identificarle incrociando i dati dei social e degli archivi identificando non solo eventuali malviventi, ma anche oppositori o manifestanti.

Poi vi è la questione più onirica e fantascientifica che ha attraversato la letteratura e il cinema: e se le macchine imparassero ad essere cattive e si ribellassero agli umani? Anche in questo caso i ricercatori sono rassicuranti perché ciò significherebbe che un intelligenza artificiale possa essere in grado di creare una nuova versione di se stessa in meno tempo della precedente e questo non è possibile.

 

Dopo tanti anni di frustrazione per la lentezza dei progressi dell’intelligenza artificiale, ora è paradossale pensare che questa tecnologia stia avanzando troppo rapidamente.

Nell’800 la questione delle macchine in rapporto al lavoro umano si risolse da sola perché l’effetto complessivo della meccanizzazione fu quello di creare un numero senza precedenti di posti di lavoro, alla fine dell’800 la questione non si poneva più perché i risultati erano evidenti. A metà dell’800 già John Stuart Mill scriveva che “le prove del vantaggio delle invenzioni meccaniche per i lavoratori in futuro saranno evidenti”. Un futuro economista potrebbe dire la stessa cosa dei vantaggi dell’intelligenza artificiale, non solo per lavoratori ma per tutti.

L'articolo "La questione delle macchine" è stato pubblicato su Internazionale 1167 del 19 Agosto 2016


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